The first pages of Clara Schiavoni's story about her spiritual path in italian:
“ Immaginate che ogni volta che cercate qualcosa,
l’Universo vi fornisca indicazioni utili
sotto forma di coincidenze”
(Chopra)
In un viaggio sopra le nuvole da Venezia fin quasi a borders scozzesi, qua e là dal loro mantello piatto spuntavano guglie, montagne vaporose inondate dal sole, si poteva sognare ad occhi aperti, immaginare altre dimensioni, altre vite.
All’improvviso si diradarono, l’aereo cominciò a volare più basso e la Scozia era lì, sotto di me, verdi macchie quadrate delimitate da un verde più intenso, agglomerati di piccole case unifamiliari, alcune con giardini e piccole piscine, strade poco trafficate e il cielo azzurro e il sole a Prestwick.
Incredibilmente caldo tanto da stare in t-shirt con la felicità nel cuore e negli occhi: la Scozia da sogno di anni a realtà.
Parlare in inglese con Jasmine fu facile perché lei, accondiscendente, si espresse slowly come le avevo chiesto. La mia compagna di scompartimento nel treno che ci avrebbe portato a Glasgow, la prima scozzese incontrata, abbandonata sul sedile con il suo abito rosa e un leggero golfino. Il sole che entrava dal finestrino la inondava, mentre lei, parlandomi a testa bassa, si muoveva di continuo. Il suo corpo tradiva la sua tensione, ma era contenta di rispondermi, si sentiva importante. 7 anni e di lì a pochi giorni sarebbe ritornata a scuola dove avrebbe ritrovato le sue insegnanti e i suoi compagni. ..........................................
Seducente mentre si toccava i lunghi capelli biondi guardando di sottecchi una volta me e una volta la mamma.
-E tu?- mi domandò Jasmine
- Io inizierò il viaggio del mio cuore-
-Del tuo cuore?-
-Sì, proprio così, perché sento di amare moltissimo la Scozia, c’è in me come una forza che mi spinge da anni a visitarla e finalmente sono qui. So già che spenderò molti giorni nelle Highlands, so già che accarezzerò l’erica , che le moors mi incanteranno e la spiaggia sottostante a Dunnet Head mi rapirà insieme ai locks, ai fiordi, all’oceano, alle foche…
Quello che non sapevo è che l’indomani, 15 agosto 2005, in una libreria di Glasgow avrei comprato quel “ libro”: la sua copertina mi attirava e allo stesso tempo mi respingeva.
Per una frazione di secondo al posto della ragazza vidi me stessa, davanti al mio mare, una, due, tre, mille volte, con lo sguardo, prima perso sulla superficie calma e azzurra, che mi faceva arrivare la sua voce sussurrante, continua ed uguale quale un mantra ancestrale o grigia e burrascosa con il fragore musicale di onde imperiose assorbito da ogni mia cellula, poi sconfinante nel cielo azzurro e sereno o grigio e tempestoso dove le forme sempre nuove delle nuvole mi offrivano visi famigliari e nuovi panorami mentre l’anima lentamente si placava, distendendosi, fino a fondersi con l’altra parte di sé.
Provai una sensazione fortissima quanto rapida: inizialmente dolorosa e nell’attimo successivo colma di quiete.
Un lampo associativo.
Infatti, in passato, ero solita cercare un contatto con la natura in momenti non felici della mia vita: assorbivo la sua magnificenza, la sua potenza, la sua imprevedibile capacità di mutamento, la sua
determinatezza, la sua cattiveria, la sua dolcezza, i suoi rumori, il suo silenzio, la sua oscurità e tutta la sua luce per ritrovare forza: questa era sempre stata la mia inconsapevole cura.
Insomma avevo un disperato bisogno di essa soprattutto quando io ero disperata e volevo liberarmi di qualcosa per disperdere la negatività del mio essere nella sua immensità.
Dopo quelle sedute terapeutiche mi sentivo più leggera, come rinnovata e con le idee più chiare sul da farsi, una specie di catarsi mentale-corporea.
Ma perché ricordare la ricerca consolatoria di un grembo materno proprio in quel momento e proprio in quel posto da cui dovevano svilupparsi giorni e giorni di emozioni e sensazioni del tutto diverse?
Per un momento dubitai di essere sveglia: stavo sognando per l’ennesima volta di essere in Scozia?
Presi il libro dallo scaffale più volte sempre osservando la copertina e più volte lo riposi …un tramonto mediterraneo: sole rosso che si scioglieva sopra una mare di un dolce intenso celeste, una ragazza ripresa di spalle, seduta sulla battigia con le ginocchia strette a sè mentre assorbiva quello spettacolo pensando chissà a che cosa e il titolo era appropriato “Out Of The Shadows” (Fuori dalle ombre), ciò che mi faceva tentennare erano le parole seguenti “ A journey back from grief”. “Un viaggio di ritorno dal dolore”, non volevo pensare al dolore in quel momento eppure la copertina mi aveva magnetizzato e fu essa a vincere.
Insieme ad altri “quel”libro si ritrovò nella mia borsa ed iniziò pazientemente il suo viaggio....................
Ritornata in Italia, l’effetto che il libro produceva su di me era sempre lo stesso tanto che cominciai a leggerlo dopo due mesi, a Bologna, nella clinica dove assistevo mia madre.
Dolore per dolore…
Ancora schiava della mia realtà-locale, del mio sé fisico non potevo intuire che stavo iniziando un altro viaggio del cuore, orchestrato magicamente, come il precedente.
Cominciai a leggere con facilità le pagine scritte in inglese e questo mi meravigliò non poco, era come se ci fosse un feeling tra il mio modo di sentire e quello della scrittrice, Susan Phoenix. Tutto era semplice e avvincente. Fui presa dalla sua infanzia per tanti versi simile alla mia, dalla sua adolescenza, dalle motivazioni che l’avevano portata a scegliere un tipo di studi anziché un altro, le mie stesse motivazioni e più leggevo più vedevo lo specchio della mia vita.
E quel sapere esprimere il dolore con parole che tante volte avevo pensato:”Dove va la tua vita quando è stata frantumata? Quando le tue ragioni per vivere scompaiono, il tuo personale orologio si ferma, il sole scompare completamente e una gigante ombra scende sopra il tuo mondo”.
Ma lei prima di scrivere queste parole mi ha letto dentro, quante volte le ho pensate nei momenti in cui il dolore sorprende la tua anima, la tua vita e tutto sembra perduto..
Di continuo mi fermavo a pensare e a sorprendermi ancora una volta di queste nostre vite quasi ............parallele, del nostro comune sentire che portava ad esprimerci nello stesso modo.
E l’identico interesse per argomenti che da sempre mi hanno affascinato: l’aura, la meditazione, i Maestri di Luce, la regressione, le altre nostre vite, i cristalli e la loro energia, la cultura dei nativi d’America, energia positiva e negativa, l’energia universale…
Ma la sorpresa più grande fu quando, dopo aver terminato la lettura del libro, sfogliando le primissime pagine, mi accorsi della data della sua pubblicazione: 15 agosto 2005.
15 agosto 2005! Ma era la mattina in cui lo comprai in quella bellissima libreria-bar in Buchenan Street.
Mio primo giorno in Scozia e primo giorno della pubblicazione: una coincidenza strabiliante al mio sentire di quel momento e ancora di oggi.
E Susan che a pagina 23 del libro comincia a parlare delle “synchronicities”, delle coincidenze, sempre significanti, della vita.
Senza mai aver approfondito l’argomento, basandomi solo sulla mia intuizione, molto spesso avevo colto coincidenze nella mia vita, ci avevo riflettuto sopra, meravigliata, pensando che se qualcosa nella mia vita era co-inciso un significato lo doveva avere.
La mia riflessione, però, rimaneva fine a se stessa e, presa dalle incombenze quotidiane, si perdeva.
Ero inconsapevole.
Quale errore lasciar andar perdendo così la scoppiettante scintilla che l’universo ha acceso per noi in quel preciso momento, negandoci di lasciarci andare alla danza cosmica.
Ciechi nell’anima non siamo in grado di riconoscerla tanto meno di capirla agendo di conseguenza e perdiamo l’opportunità che l’anima collettiva ci sta offrendo.
Chopra asserisce che “per definizione, una coincidenza è un’esperienza sincronicistica che influenza in maniera imprevedibile il nostro mondo. La sua stessa esistenza è la prova che Dio vuole comunicarci qualcosa.
Noi abbiamo il compito di riconoscerla e di agire di conseguenza: e’ la nostra opportunità di fornire una risposta creativa, di sperimentare la vera libertà” pag 199-Le Coincidenze-
Questa volta l’Universo mi aveva aiutato alla grande, non una ma cento lampadine si accesero dentro di me, e fecero così tanta luce da svegliarmi dal mio letargo.
Qualcuno mi stava indicando un sentiero che potevo visualizzare anche se non ne vedevo la fine…ecco ero di fronte al mio balzo quantico, dovevo decidere di andare verso l’ignoto, avere coraggio, avere fiducia in Lui che sapeva dove mi stava portando.
I collegamenti erano intrecciati per me da tempo, lo sentivo, dal primo all’ultimo anche se al momento scorgevo soltanto un po’ dell’inizio del primo poi solo nebbia.
Ma cominciando ad avanzare, il mio ristrettissimo orizzonte si sarebbe allargato, passo dopo passo sarei stata sempre più consapevole, lo sentivo come avvertivo a livello dell’anima che lungo il percorso avrei incontrato la realizzazione di alcuni miei forti desideri e profonde intenzioni espressi e poi dimenticati o forse solo lasciati andare.
Un attimo di sospettosa paura.
Gli enormi paraocchi, il mio condizionamento karmico, resistevano saldamente e i modelli che avevo sempre seguito erano lì, davanti a me, ricordandomi la mia vita.
Ero a un passo dal cambiarne l’interpretazione ed essi non volevano, resistevano, per un attimo mi bloccarono.
Ebbi un improvviso ripensamento condiviso con Nicoletta e Manuela.- E se il tutto mi portasse a vivere un gioco più grande di me?-
-Ma no!- furono le loro prime parole
Ancora una volta qualcuno mi stava aiutando avvalendosi della voce delle mie giovani amiche.
-Ma no, vai avanti, è tutto così bello quello che ci stai raccontando. Non puoi lasciar cadere nel vuoto tutte le sincronie che hai riscontrato nel libro di Susan. E vediamo tanta luce intorno alla tua iniziativa
-Ragazze, ho avuto un attimo di panico-
Era come se avessi avvertito che il contatto con Susan avrebbe portato dei cambiamenti nella mia vita ormai fissata su modelli comportamentali ben definiti, noiosi a volte, sì, ma sicuri, ecco ebbi proprio questa netta sensazione…e pensare che quando mia sorella Catia avanzò l’ipotesi che Susan mi avrebbe portato via, le risposi con una risata ricordandole che non permetto a nessuno di plagiarmi, ma forse aveva presagito qualcosa d’altro, qualcosa di più grande seppure ancora nebuloso.
Non potevo resistere e scrissi all’autrice del libro, Susan.
Risalii al suo indirizzo e-mail dal suo sito riportato nella copertina.
Osai, parlandole delle coincidenze notate leggendo il suo bellissimo libro e la risposta fu immediata.
Con semplicità di linguaggio mi ringraziò per ciò che le avevo scritto e che aveva avuto il potere di rasserenarla essendo molto nervosa per un talk-show a cui doveva partecipare di lì a pochi giorni in Irlanda.
Mentre leggevo la sua risposta, la sentivo parlare e la sentivo vicina, molto, come se l’avessi conosciuta da sempre, una specie di sorellanza elettiva, qualcosa di inspiegabile, di magico.
Seguirono parecchie e-mail i cui testi, seppure brevi, ci permisero di conoscere le nostre rispettive quotidianità, gli affetti più cari, gli interessi.
Sempre potevamo riscontrare una comunione di intenti, un comune sentire. La nostra affinità elettiva era profonda e sentivo di poterle confidare le mie speranze, i sogni che ancora riempivano la mia vita, le mie preoccupazioni.
Le sue risposte erano pregne di una saggezza unica e di una profonda cultura, sempre invitanti a non perdere la serenità dell’animo e a continuare , sì, a sognare, a desiderare, perché ciò che è nella nostra anima è tenuto in gran conto da quella sua parte che è universale a cui possiamo attingere modificando così il nostro destino. L’energia universale che ci circonda è lì per aiutarci, quindi chiedi. Noi siamo divini nel senso che la nostra anima è la parte del nostro essere universale e individuale allo stesso tempo. E sempre mi consigliava la meditazione.
Inutile dire che Susan ed io siamo diventate amiche.
Nel giro di 3 mesi partecipai ad una sua convention in Spagna.
Dopo le prime e uniche titubanze del caso, accolsi il suo invito.
Trascinai mio marito in un lungo viaggio economico: Ancona/Londra-Londra/Granada ,ma l’Alkazar ci rapì e il turbinio di rondini che lo circondano anche e Granada vestita a festa per una ricorrenza religiosa pure e raggiungere Estepona con una rent-car non fu poi così male.
E lì ci conoscemmo, anzi ci riconoscemmo in un abbraccio senza fine.
Fu Alison, la segretaria della Convention con cui avevo scambiato qualche mail nelle quali ogni volta le gridavo: - I’ll be there!!!!!!! I’ll be there!!!!!!!!!!!- !a chiedermi se fossi Clara mentre stavo osservando affascinata i cristalli rosa, azzurri, viola, ambra esposti nella saletta pre-convention.
Alla mia risposta affermativa si eclissò un momento e al suo posto apparve Susan.
Sì, era proprio lei mentre la confrontavo mentalmente con la foto presente nel suo sito, era lei che mi veniva incontro a braccia aperte per stringermi calorosamente a sè, così bionda, così luminosa, così solare, così estroversa, così spumeggiante pronunciando il mio nome con quel bellissimo accento dove la prima “a” era così inglese, così profonda e mascolina.
E dopo l’abbraccio a guardarci fisso negli occhi sorridenti per poi stringerci di nuovo con l’anima liberata.
Ma da quanto tempo ci eravamo perse di vista, da 10 giorni, 10 mesi, 10 anni, 10 vite fa?
Perché quello proprio non fu un incontro tra estranee, una familiarità profonda ci univa, le nostre anime si conoscevano già.
Clara and Ancona in Le Marche - Italia